Raccontando passa il tempo...

Prof.ssa Gessica Indorato

"Raccontando passa il tempo..."

© 2020, Gli alunni della 2D

I.C. 1 Martini, via Sante Dorigo 10, Treviso


  1. Un tuffo nell’arte

Racconti dalla tela alla carta

Un giorno ti svegli dal tuo sonnellino e ti ritrovi in uno strano posto. Dopo lo sgomento iniziale, ti rendi conto che si tratta di un quadro… Ma sì, è proprio quel quadro lì, che avevi visto sul libro, o al museo, o in TV…! Ti ci ritrovi dentro!! Racconta ciò che vedi, nel dettaglio. Muoviti nel quadro, e… racconta le tue avventure al suo interno.

Prof.ssa G. Indorato

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      1. Matteo Albumina, La zattera della Medusa

Una mattina chiesi a mio padre di farmi vedere alcuni quadri. Allora lui tirò fuori il suo vecchio libro di storia dell’arte e iniziò a mostrarmi alcuni dipinti contemporanei e antichi.

Mi spiccò subito all’occhio un quadro chiamato La zattera della Medusa. Iniziai a fissare il quadro: si percepiva disperazione, pazzia e fame. 

Il quadro rappresenta la drammaticità di una tale scena che, a un certo punto, iniziai a perdermi delle onde statiche di quella nave, finché tutto iniziò a muoversi. 

Si sentivano i lamenti, il sangue scivolava dai cadaveri, e iniziai a provare un gran senso di angoscia. Passata quella sensazione mi ripresi, e mi accorsi di essere all’interno del dipinto. Allora, decisi di prendere il comando. Facemmo tanta strada e fummo costretti a compiere molte atrocità, ma alla fine avvistammo terra, iniziammo a nuotare con tutte le forze che ci rimanevano, e arrivammo a riva. Fummo accolti da delle guardie, che ci fecero lavare e mangiare. Poi ci portarono al cospetto del re, che con un’aria minacciosa mi guardò. Rabbrividii. Disse ai miei compagni sopravvissuti di tornare dalle loro famiglie, poi tornò a guardarmi e con tono calmo ma imponente disse: 

“Eri stato incaricato di prenderti cura di quegli uomini, e hai fallito. Per questo sarai condannato a morte oggi stesso.”

Mi girai e feci in tempo solo a vedere l’ascia del boia.

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    1. Marisol Barbon, I coniugi Arnolfini

Che bello, ho appena finito di fare i compiti!

Sono proprio stanca, penso che farò un pisolino, ma prima mangerò qualcosa… Ok, ora che ho la pancia piena, posso fare il mio sonnellino.


Ahh, è stato proprio rilassante, questa dormitina…

Ma... Un momento, dove sono??

Ero accovacciata su due mani, mi guardai intorno e dissi:

“Penso di aver capito dove mi trovo, sono nel quadro I coniugi Arnolfini!”

Wow, ero scioccata ma allo stesso tempo felicissima, superato lo scombussolamento iniziale. Poi  mi chiesi: “Ora come faccio a scendere?”

Decisi di salire sul braccio della signora incinta per chiederle se si potesse abbassare in modo da farmi scendere, ma quando arrivai sulla sua spalla urlai:

“Uh, che acconciatura orribile!”

Probabilmente era offesa da quella mia esclamazione, perché quando le chiesi di chinarsi non mi degnò nemmeno di uno sguardo e non mosse un muscolo, allora pensai che non avesse sentito e glielo chiesi con tono più alto, ma niente: restava immobile. Allora decisi di arrangiarmi; ritornai sulle loro mani e decisi di lanciarmi sul cane, così non mi sarei schiantato al suolo. Inizia a contare:

“Tre, due, uno, BANZAIII!”

Che bello, la schiena del cane era morbidissima, ma io dovevo andare per terra, quindi decisi di utilizzare il suo pelo come delle liane fino ad arrivare per terra.

Finalmente ce la feci, ero sul pavimento del quadro; da lì potevo andare a vedere la mia parte preferita del quadro: lo specchio!

Prima, però, volevo andare ad assaggiare quelle mele che c’erano sul mobile vicino alla finestra, quindi per salire usai quelle ciabatte terrificanti vicino al signore come catapulta. Ci vollero svariati tentativi, ma alla fine mi ritrovai sopra il mobile. Finalmente potevo assaggiare quei frutti meravigliosi che mi avevano fatto venire l’acquolina in bocca nelle lezioni di arte, ero pronta a dare un morso a quelle delizie, mi avvicinai e affondai i denti, ma subito dopo la sputai e spinsi via la mela, perché mi ero ricordata di essere in un dipinto, dove tutto è di vernice!

Ma il disgusto andò via non appena mi resi conto di aver spinto un frutto più grande di me contro tutti gli altri frutti che mi stavano per venire addosso e per schiacciarmi come una nocciolina, quindi iniziai a correre velocissima verso la fine del mobile che dava sul divano, arrivai all’apice del mobile e saltai chiudendo gli occhi…

Poco dopo li riaprii e mi accorsi prima di tutto di non essere spiaccicata a terra, e poi capii di essere su un divano morbidissimo! Dopo svariati balletti della vittoria, mi resi conto di essere vicinissima allo specchio, l’oggetto che sognavo di vedere dal vivo dalla prima volta che vidi questo quadro.

Decisi di arrampicarmi sul divano per arrivare allo specchio, tanto ormai avevo fatto di tutto in questo quadro: avrebbero anche potuto scambiarmi per la sorella di Tarzan, mi dissi tra me e me. 

Quando arrivai alla parte superiore del divano notai che attaccato alla scarpa avevo un filo del velo che aveva la donna in testa! Mi dispiaceva di averle sfilato il velo, ma dall’altra parte avevo qualcosa per arrivare allo specchio: e così lanciai il filo per farlo appendere alla parte più alta dello specchio, ma lo lanciai male e finì sul lampadario.

“Vabbè, mi dondolerò lì fino a quando non darò la pinta giusta per arrivare allo specchio”, mi dissi e feci proprio così. O almeno ci provai, perché non avendo tanta forza nelle braccia lasciai la corda e un secondo prima di schiantarmi… Poof!

Finì tutto: io ero nel mio letto in camera mia, realizzai tutto e mi misi a ridere per il sogno.

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    2. Nicola Capello, Il quadro

Quella appena trascorsa era stata una giornataccia: ero andato male nell’interrogazione di storia ed ero molto stanco, tanto che non mi sorreggevo in piedi. Mi distesi nel divano, presi il telecomando, accesi la televisione e, quand’ero tutto felice di poter guardare da solo e in pace i miei programmi preferiti, arrivò mia sorella dicendo a mia mamma che stavo guardando un film che non le piaceva e che avrei dovuto cambiare canale. Quindi mi prese il telecomando e, dopo aver messo un programma sugli “slime”, mi disse che se mi fossi lamentato avrebbe fatto vedere alla mamma la foto di quando stavo giocando con il telefono di nascosto. Allora, dopo dieci minuti di programmi schifosi, mi addormentai. 

Dopo un po’ mi svegliai, perché sentivo delle voci e, pensando che fosse arrivato il papà a mettere qualcosa di bello alla televisione, tutto felice aprii gli occhi, ma non mi trovavo più a casa mia, bensì dentro a un quadro in un museo,  uguale a quello che avevo visto in un documentario alla televisione.

Non capivo assolutamente perché e come facessi a trovarmi lì dentro. Devo ammettere che il quadro era piuttosto interessante: nel documentario avevano detto che risaliva al medioevo e ne ebbi la conferma quando mi accorsi che ero vestito da cavaliere. Ero raffigurato in un castello e nella corte c’era un mercato, dove gli abitanti del luogo vendevano stoffe pregiate, seta e altra merce.

Io e tutti gli altri elementi del quadro non ci potevamo muovere, ma potevamo vedere quello che succedeva fuori, nel museo.

Il museo era molto affollato, fortunatamente davanti a noi c’era solo una persona che ci stava osservando, ma era un bambino. Era piccoletto, avrà avuto al massimo cinque anni, si succhiava ancora il dito; ovviamente, dopo essersi riempito per bene l’indice di saliva ed averlo quindi infilato nel nasino, toccò il quadro: indovinate dove? Esatto! Proprio sulla mia faccia! Mi ero fatto la doccia giusto quella mattina, ora l’avrei dovuta rifare, ma al bambino non bastava perché iniziò addirittura a leccare il quadro. Con mio enorme sollievo, fortunatamente accorse il custode, che cacciò il bambino prima che potesse arrivare a me.

Il museo stava per chiudersi e finalmente sarei riuscito ad avere un po’ di pace e relax per me, ma mi sbagliavo. Di giorno i personaggi dei quadri stavano immobili e si riposavano; di notte, invece, facevano festa. Al contrario, io non mi ero riposato affatto: ero distrutto per colpa di quel bambinetto. Ma era impossibile dormire, sembrava di essere in discoteca!

Vista la situazione mi mossi alla ricerca di un posto tranquillo e feci conoscenza con Thomas, un personaggio molto simpatico che viveva in un altro quadro. Anche lui era stravolto, allora gli proposi di andare in cerca di un posto più silenzioso; girammo dappertutto, ma ovunque facevano festa. L’unico quadro apparentemente più tranquillo era quello dell’arte moderna, ma anche quello si rivelò un insuccesso, perché gli scarabocchi disegnati si muovevano facendo un rumore stranissimo ed inquietante: sembrava l’ululato di un lupo con il mal di gola.

A questo punto decidemmo di far festa anche noi; quella notte conobbi una ragazza di nome Alessia che proveniva dal mio quadro, era molto simpatica ed era anche carina e gentile, avevo preso una bella cotta. Durante il resto della serata Alessia e Thomas mi portarono in altri quadri per visitarli: quello che mi piaceva di più era il ritratto di un signore con dei baffi lunghissimi, che Alessia ed io usammo come scivoli e ci divertimmo moltissimo; Thomas, sfortunatamente, andò a casa perché non aveva ancora cenato. I personaggi del mio quadro organizzarono molti giochi come “palla avvelenata” e “scappa e prendi”.

Purtroppo la notte finì troppo presto e tutti tornarono nel loro quadro. In quel momento mi si avvicinò Alessia per darmi un bacio, ma tutto ad un tratto, proprio sul più bello, mia mamma mi diede (lei) un bacio e mi disse che mi ero svegliato appena in tempo per la cena.

Ero stranito perché tutto mi era sembrato reale, invece era stato solo il sogno di un’avventura troppo breve.

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      1. Paolo Volpato, Il quadro magico

Un giorno mi svegliai, ma non era il mio mondo, era strano… Aveva colori vecchi e sfondi piuttosto campagnoli che facevano pensare ad un paesaggio di almeno 500 anni fa. 

Sullo sfondo c’erano un fiume e un paesino collinare. Questo mi fece pensare a un quadro. Era di sicuro la Pietà di Giovanni Bellini. 

Subito dissi: “Ma aspetta, questo quadro ce l’ha assegnato la professoressa Di Stefano da studiare per le vacanze!”. 

Vidi la Madonna, Gesù morto e San Giovanni. Gli chiesi se potevano darmi una mano, ma loro non mi capivano e io non capivo loro: io non so parlare in latino e probabilmente loro parlavano in ebraico, ma a quanto sembra la Madonna e Giovanni tenevano più a Gesù appena tirato giù dalla croce, allora li lasciai in pace. Non volevo neanche andare nel paesino di sfondo perché sapevo che nessuno in quel tempo avrebbe capito l’italiano. 

Il cielo era cupo (probabilmente perché Gesù era appena morto nella rappresentazione di Bellini) e le nuvole sembravano cariche di pioggia, allora, solo per quel motivo, mi diressi verso il paesino.

Una cosa che non mi aspettavo era che dietro al paesino c’era un grandissimo cratere bianco. Probabilmente era la fine del quadro e il paesino da lì sembrava fatto di cartone: le case e la collina erano spesse meno di un centimetro. Era passato ormai un giorno e non ce la facevo più a stare in quel posto, allora alla fine presi coraggio e saltai nel cratere: sfrecciavo a milioni di chilometri orari, ma ad un certo punto mi svegliai. 

Avevo dormito tutto il giorno e forse ho capito perché avevo sognato il quadro: era perché ieri per sbaglio mi era andato di traverso il foglio da cui prendevo gli appunti… Ero felice di rivedere il mio mondo, ma non avrei mai dimenticato questa avventura. Forse un giorno la racconterò ai miei discendenti e ai miei amici.

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      1. A. Zago, Nel campo di grano

Un giorno mi svegliai dal mio pisolino pomeridiano e mi ritrovai in un posto strano. Pensavo stessi sognando e mi pizzicai le guance. 

“Ahi!!” - esclamai. Non era un sogno: ero proprio all’interno del quadro che ho a casa in salotto, la riproduzione del Campo di grano con volo di corvi del grande Vincent Van Gogh. 

Sono nel campo di grano, circondato da mille colori: il giallo, il  verde dell’erba ai lati di una stradina che passa al centro del campo, e il rosso del grano maturo. 

Alzo gli occhi e le pennellate lunghe e decise formano delle nubi scure. Il cielo è cupo e i corvacci neri a forma di W rovesciata mi trasmettono una sensazione di morte e cattiveria. Questo paesaggio mi fa pensare che stia arrivando qualcosa di strano e  terribile. 

Cammino, cammino, e mi perdo all’interno del campo. Avevo una gran paura di non riuscire a uscire da questo incubo e non rivedere più la mia famiglia.

Cammino ancora, cado, corro, non sapevo più cosa fare ed a un certo punto mi siedo e comincio a piangere talmente tanto che mi addormento dallo sfinimento.

“Alessandro!!!” sento d’improvviso.

Era la voce di mia mamma che mi chiamava per la colazione. Ero felicissimo: era stato solo un terribile incubo!

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      1. Beatrice Conti, Una domenica all’isola della Grande-Jatte

Era una giornata come tutte le altre. 

Mia sorella partecipò a una video conferenza di latino, mia mamma pulì casa, mio papà controllò delle e-mail al computer e io feci i compiti. 

Dopo mangiato, io e mia sorella abbiamo visto una specie di film, ma con dei personaggi dei Looney Toons, come per esempio Bugs Bunny, Taddeo, Duffy Duck... In una scena del film, secondo me quella più divertente, Bugs Bunny e Duffy Duck scappano da Taddeo e, dato che sono in una galleria d’arte, saltano da un quadro all’altro: prima saltano nell’opera La persistenza della memoria, poi nell’Urlo di Munch e per finire nell’opera Una domenica pomeriggio sull’isola della Grande-Jatte

Quando finì il film andai a fare un riposino perché ero stanchissima. Dopo un po’ mi svegliai, ma non con la voce di mia mamma che mi continuava a dire “Alzati, muoviti!”, bensì con voci sconosciute che dicevano: 

“Questo davanti a voi è l’Urlo di Munch”. 

L’urlo di Munch????? Ma dov’ero finita? Mi guardai intorno e vidi persone “normali”: più che altro erano diverse, tutti e tutto era fatto di puntini! 

Dopo un po’ capii che ero finita nel quadro Una domenica pomeriggio all’isola del Grande-Jatte; per carità, era un bellissimo quadro ambientato nell’Ottocento, ma la situazione era comunque inquietante. 

Iniziai a camminare tra la gente e ad un certo punto una ragazzina più o meno della mia età si avvicinò a me e mi chiese se volevo giocare con lei. Io accettai volentieri, così passai un intero “pomeriggio” a giocare, però mano a mano che il tempo passava la gente iniziava a tornare a casa. 

Io chiesi a una coppia: 

“Ma dove state andando? Non potete andare via dal quadro...” 

Mi dissero che le loro immagini erano rimaste attaccate alla tela del quadro, quindi si potevano muovere. Dopo un po’ di tempo anche la ragazza se ne dovette andare, così mi ritrovai da sola di nuovo. Provai ad addormentarmi pensando di ritornare a casa mia, però non fu così. 

Il giorno seguente ritrovai la ragazza, e le chiesi se lei sapesse come farmi tornare a casa mia; mi disse che dovevo andare alla cima più alta del “villaggio” e urlare il nome di una persona che c’è a casa mia. La ringraziai e andai nella vetta più alta, urlai il nome di mia mamma e mi svegliai a casa mia, nel mio letto, con la voce di mia mamma che urlava:

“Alzati, muoviti, che è tardi!”. 

Finalmente ero a casa.

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      1. Filippo Schiavon, Dal museo all’Inferno

Ciao, io mi chiamo Tom e oggi vi racconterò una storia incredibile.

Tanto tempo fa esisteva un quadro magico capace di trasportarti in una dimensione chiamata “la dimensione dei quadri”. 

L’anno scorso con alla scuola siamo andati in gita al museo di storia fantascientifica internazionale ad Ancona, e la prima cosa che ha attirato la mia attenzione è stato un comune quadro. Ricordo che allora mi ero chiesto: 

“Cosa ci fa un comune quadro in un museo fantascientifico?” 

Allora mi avvicinai con cautela e, appena attraversata la linea di sicurezza, vidi tutto nero, tranne dei giganti dall’altra parte della stanza buia. Mi accorsi di essere entrato dentro il quadro quando vidi la mia professoressa insieme ai giganti: non erano dei giganti, ero io che mi ero rimpicciolito. 

Preso dal panico, mi misi a girare per il quadro e vidi altre persone come me, ma immobili. Tirai dei colpetti alla prima persona che vidi, ma essa non reagiva; continuai il mio percorso e lì in lontananza vidi una chimera. Senza esitare essa si scagliò contro di me e io, per autodifesa, le tirai un pugno in faccia, ma mi accorsi che voleva la mia merenda. Allora mi ingegnai e le offrii la mia merenda in cambio di un passaggio. La chimera mi portò in un posto simile all’Inferno ma pieno di libri: era la libreria della scuola; chiesi alla bibliotecaria dove si trovava l’uscita, ma lei si trasformò nel mostro del silenzio. Io le tirai i libri, ma lei li assorbiva. Mentre stava diventando sempre più grande, mi ricordai che lei odiava l’ignoranza, allora mi misi a sparare tutte le cavolate di questo mondo, e così riuscii a sconfiggerla.

Apparve poi una porta davanti a me, vi entrai e vidi Roberto e Billy, i due bulli della classe, iniziarono a tirarmi pugni, ma stranamente non sentivo niente! Allora tirai loro io un pugno e sparirono! Apparve un’altra porta, entrai e mi risvegliai nel mio letto a casa mia, per scoprire che… alla fine era tutto un sogno.


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      1. Giorgia Agnoletto, La montagna non è poi così male

Quel giorno feci un sonnellino. 

Quando mi  svegliai, mi sembrava di essere in un sogno, quindi mi diedi uno schiaffo per capire se stavo sognando oppure no, e capii che era la realtà… 

Mi sembrava di stare dentro un quadro, ma non un quadro qualsiasi: mi sembrava di averlo già visto da qualche parte. Pensai a dove potevo averlo visto e mi venne subito in mente il dipinto della serie “How I met your mother”, la serie su Netflix con cui ogni giorno mi stressa mio fratello: dice che è stupenda e che dovrei vederla, ma dopo aver visto solo qualche scena seduta lì sul divano, penso che non la guarderò mai perché mi ha fatto entrare in questo quadro… 

Era un paesaggio con tante montagne, e io odiavo la montagna! Ma dopo quel momento non mi è tanto dispiaciuta, anche se mi sarebbe piaciuto finire in un quadro di mare. Però scoprii che in montagna ci sono un sacco di cose: animali, baite e tante attività divertenti da fare; mi piaceva, ad esempio, rotolarmi nel prato e raccogliere i fiori. 

Sapevo che non potevo restare per sempre lì, e non volevo neanche restarci per troppo tempo, altrimenti non sarei sopravvissuta. Ero spaventata dal fatto di essere in un quadro, di non sapere come ci fossi finita e come andarmene. Iniziai a riflettere e mi venne in mente che potevo aver sognato quel quadro così intensamente da finirci, ma era troppo incredibile: così pensai semplicemente di provare a dormire. Non fu molto facile addormentarmi in quel prato, ma dopo tempo ci riuscii e mi svegliai nel mio letto.

Mi era successa una cosa inspiegabile, anche se divertente, ma l’importante è che sono riuscita a ritornare a casa.

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      1. Luigi Giuliato, Come sono finito qui dentro?

Sabato mattina siamo andati al museo a vedere una mostra di quadri.

Oggi pomeriggio mi sono svegliato e, guardandomi un po' impaurito intorno, non capisco dove mi trovo.

Provo a chiamare mia mamma, ma non mi risponde nessuno. Quindi vado a fare un giro per capire dove sono capitato. 

Dopo un po' trovo una montagna e un sentiero, quindi mi incammino su quel sentiero. Arrivato in cima, vedo tutta la foresta da dove è partita tutta la mia scoperta.

Alla fine della foresta vedo un muro con quattro o cinque giganti di pietra davanti e mi spavento un po', perché vedo che vengono verso di me. 

Guardo dalla parte opposta e vedo un muro e non capisco cosa sia.

Poi mi ricordo di un quadro del museo dove siamo andati sabato scorso che rappresentava la foresta, la montagna e i giganti di pietra, l’unica cosa che non capisco sono i due muri. 

Penso che, se siamo in un quadro, il quadro ha anche la cornice: quindi, capisco finalmente cosa sono i due muri.

La mamma mi viene a svegliare e all’improvviso sparisce tutto.

Alla sera racconto a tutti il mio sogno.

È stato così bello che spero di rifarlo al più presto.

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      1. Lorenzo Zanatta, Sono dentro il quadro di Leonardo da Vinci!!

All'improvviso mi sveglio dal rumore di una cascata d'acqua che batte violentemente sulle rocce e stando sui miei pensieri non mi ricordo più assolutamente nulla. 

Mi alzo  dal letto, mi guardo attorno e noto  che sono in una capanna di legno insieme a delle persone che non conosco, così provo ad avvicinarmi ma sembra che queste persone (normalissimi contadini) sono immobili. 

Ad un certo punto esco da quella struttura sconfortevole, e mi ritrovo in un paesaggio mozzafiato con la cascata alla destra della capanna; davanti a me c'è un sentiero che porta fino a delle montagne, alla sinistra un bosco di pini alti trenta metri e sopra a me un'aquila reale che vola in cerca di prede. 

Dopo aver osservato queste immagini bellissime, mi balena in mente un vago pensiero di essere dentro un quadro che mi pare di aver visto al museo, però non sono del tutto sicuro. Inizio a incamminarmi su questo sentiero arrivando (dopo non tanto) a delle montagne innevate, così inizio a camminare sul versante di queste montagne...  

A furia di muovermi ho molta fame e sete. Alla fine di questo sentiero c'è un lago molto grande con alle sponde dei splendidi cespugli di bacche rosse e blu, mi fermo per bere un po’ d'acqua dal lago limpido dal sapore fresco e senza odore e prendo dai cespugli una manciata di bacche, mi siedo su uno spiazzo d'erba verde e rigogliosa vicino al lago. 


Sono sicuro, adesso! È proprio quel quadro! Sono dentro al dipinto della Gioconda di Leonardo da Vinci e con questo pensiero fantastico vedo che al lato del lago, dietro i cespugli c'è un altro sentiero e mi avvio proprio in esso. Alla fine di questo, noto che dietro a degli alberi dalle chiome folte e di colore rosso spunta una villa fantastica e mi viene in mente che è la stessa villa dove Leonardo diede vita al dipinto della Gioconda, allora a quel punto decido di bussare al portone. Mi apre un uomo di mezza età che credo proprio sia Leonardo: 

"Ma chi sei tu?" - mi dice con aria stranita. 

"Sono un semplice ragazzo che non sa proprio come è finito qui!" - gli rispondo con ansietudine. 

Mi ospitò nella sua dimora senza alcun problema, dopo avermi fatto entrare mi  fa vedere una terrazza della sua casa, da cui è visibile il paesaggio del quadro, e noto che c'è una donna in posa proprio davanti alla tavola da disegno: è proprio la Monna Lisa! Pure lei  mi accoglie in modo gentile e mi chiede se volevo restare a vedere Leonardo che le faceva un ritratto e io senza pensare rispondo: "Certamente!" 

Quando il dipinto fu terminato, giunse notte e mi offrono una stanza da letto gigante nella quale dormire. Io,  stanchissimo com’ero, mi butto su quel letto morbidissimo e in un batter d'occhio prendo sonno.

  1. Novelle dei nostri tempi

Storie di esperienze poco ordinarie


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      1. Nicola Capello, Decameron moderno: De Strullis e la DaD

Nel 2020 io e altri nove amici, sette femmine e tre maschi (compreso me), decidemmo di scappare dal Coronavirus nella villetta di campagna dei miei genitori. Prestabilimmo di trovarci nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze e, dal nome della basilica, avemmo l’idea di passare il tempo a raccontarci, appunto, delle novelle.

Arrivati in campagna scelsero me come re della giornata, ovvero colui il quale avrebbe stabilito il tema dei racconti di quella giornata.

Iniziai io per primo a raccontare la mia storiella dalla trama divertente, ambientata nel 2020.

Era la storia di una famiglia: il personaggio principale era Daniele de’ Strullis, poi c’erano sua sorella Maria Francesca e i suoi genitori.

Iniziai con: ”Oggi vi racconto la storia di Daniele de' Strullis, studente in vacanza!” E già lì tutti si misero a ridere per il buffo cognome.

Daniele gioiva per quella pacchia inattesa, che si prospettava assai lunga nel tempo!

Mamma e papà, invece, erano preoccupati per la pandemia e anche Daniele sentiva che i notiziari diffondevano notizie assai allarmanti!

Ma lui non riusciva a farsi coinvolgere dal lato brutto della faccenda. Capiva solo che non sarebbe dovuto andare a scuola e ne era molto felice, ma comprese anche che non poteva non fare niente.

E allora "Diamoci da fare!", si disse. Si diede da fare, sì, ma a modo suo.

Le sue giornate trascorrevano tra corse sfrenate in giardino con la bicicletta, calci al pallone, rollate con lo skateboard. Spesso lo affiancava sua sorella Maria Francesca. Anche il cane Iris sembrava gioire di questa frenesia, correndo ed abbaiando felice.

Quando calava la sera Daniele si dedicava a chattare con i suoi amici, a guardare la televisione, a partecipare virtualmente a Gran Premi di Formula Uno e a campionati mondiali di Fifa 20 con la sua consolle. Una vera pacchia!” E tutti in coro esclamarono: ”Fortunato lui!”. Poi continuai:

“Ma il Paradiso non sta su questa Terra, come scoprì amaramente Daniele.

 Sua sorella si stava stufando dei giochi turbolenti: preferiva sempre più spesso disegnare, preparare i pancakes con la mamma e, addirittura, leggere! Che orrore le donne!” -  Commentai, ma subito mi pentii amaramente di averlo detto, perché le ragazze del gruppo sembravano un po’ turbate…!. Proseguii:

“Papà non tardò a farsi sentire: «Smettila di guardare tutte quelle idiozie alla televisione!» Ed ecco una restrizione incredibile alle ore davanti allo schermo, che tristezza!

Mamma, dal canto suo si arrabbiò per i pantaloni stracciati, i vestiti e le scarpe sporchi! 

«Da oggi in poi devi giocare in modo più tranquillo!» … Ditemi voi come si fa!” - E risero tutti!- 

“E, dulcis in fundo, gli veniva intimato di riordinare la sua camera ogni sera prima di cena! Poveretto, non era più una pacchia.

Ma lui, furbo com’era, fece delle foto a sua sorella mentre faceva delle cose proibite, come guardare la televisione o il telefono di nascosto, sfruttando questo “segreto” per riceve in cambio dei piccoli servigi, quali, appunto, quello di aiutarlo a riordinare la camera… Che a fine giornata necessitava dell’apporto di una squadra!

Ma anche il meteo gli si rivoltò contro: giornate fredde, piovose seguirono l'inizio di una ingannevole primavera! Era proprio sfortunato.

Con quel meteo la mamma lo obbligò a restare dentro a studiare: le cose si mettevano davvero male.

Ma il colpo di grazia venne dal Governo e dalla scuola! La tecnologia si rivoltò contro tutti gli studenti Italiani, di ogni ordine e grado! I professori cominciarono ad affibbiare compiti da svolgere a casa: ogni giorno, per ciascuna materia. Un atto di sadismo brutale!

Allora Daniele rimpianse le giornate normali, la scuola con i compagni e, ammettiamolo, anche con i professori! Capì, suo malgrado, che una vacanza è bella solo se è un periodo di riposo meritato dopo un sereno lavoro. Adesso, invece, non poteva essere considerata un premio, ma un periodo da vivere consapevolmente, seppure liberamente.

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      1. Lucrezia Beraldo, Ambrogio e la pizza

Un giorno lontano Ambrogio decise, per la quarantena da peste, di cucinare delle pizze per poi fare il giocoliere. Così ingannò sua madre e le fece in segreto, le portò in camera sua e accese la musica.

Invece di sentire la solita canzone, partì quella con cui aveva fatto una coreografia giorni prima. Cominciò a ballare la sua canzone con le pizze in mano, finché non fece un salto troppo brusco e gli caddero tutte le pizze, prima sul comodino e dopo sul pavimento. Nonostante tutto questo Ambrogio continuò a ballare, ma all'improvviso arrivò la madre molto arrabbiata. 

Sua madre si mise ad urlare come una pazza, ma lui la bloccò subito, dicendo che la colpa era del gatto Girolamo; lei non gli credette e quindi lo mise in punizione. Ambrogio, che era un bugiardo, le fece vedere che anche se avesse lanciato la pizza avrebbe sicuramente centrato il comodino. Lanciò la pizza dicendo “Vedi?”, però la pizza cadde nello stesso modo di prima. 

A quel punto la madre gli disse di raccogliere tutto, ma lui ebbe il coraggio di dirle che la pizza era caduta solo perché aveva detto “Vedi?”.

A quella frase lei si mise a ridere e la conclusione fu che Girolamo leccò tutto dal pavimento e loro due si misero a rifare una nuova pizza.

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    1. Andrea F. De Siena, La montagna

C’erano una volta due ragazzi: Maria Dei Senza Soldi e Giovanni Squattrinati. Maria aveva la passione per gli sci, anche se non l’aveva mai praticati e a Giovanni piaceva molto la montagna, ma non l’aveva mai scalata.

Un inverno, entrambi decisero di andare nelle proprie baite; non si conoscevano ancora, ma presto i loro destini si sarebbero incrociati. 

I giorni passavano, guardando le montagne si vedevano paesaggi incantevoli: albe colorate, tramonti spettacolari… Una mattina Maria decise di andare a sciare ma si ruppe una gamba. Giovanni, invece di rimanere a casa riposando e magari leggendo un libro, uscì, poiché la legna del camino si era esaurita, e mentre la raccoglieva sentì delle richieste di aiuto e si mise a cercare la loro provenienza. Dopo non molto trovò Maria. Giovanni la accompagnò alla sua baita, accese il fuoco con la legna che aveva raccolto e la ospitò per qualche giorno. I due si innamorarono e si sposarono nell’estate a venire, rimasero in montagne  vissero insieme una lunga vita,lei imparando a sciare e lui a scalare la montagna…!

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      1. Vittoria Lazzari, Tancredi e il bosco infestato

Era una giornata d’estate ed un ragazzo castano, con gli occhi azzurri, di nome Tancredi stava giocando a calcio con gli amici, fino a quando la palla non finì nel Bosco Infestato: chiamato da tutti così, perché chi ci entrava non ne usciva più. 

Tancredi non credeva a questa storiella, allora si fece coraggio e andò dietro ai cespugli per recuperare il pallone; nel frattempo si scatenò un forte vento e Tancredi venne risucchiato da un piccolo vortice.

Dopo un po' si sveglio in un posto strano, un posto cupo, pieno di rocce, di alberi e di cespugli. Prese coscienza e vide come un lampo viola passargli di fronte. Tancredi seguì con gli occhi il lampo e vide che si fermò su un albero. Lo riconobbe subito: era lo Stregatto! 

Il ragazzo si avvicinò impaurito al gatto, e quando cercò di accarezzarlo lui scomparve e riapparve sulla sua spalla. Tancredi, impaurito, rimase immobile. Intanto i due socializzavano. Lo Stregatto mostrò a Tancredi la sua fabbrica di orologi magici ed egli riconobbe moltissime persone che nel suo villaggio erano scomparse (adesso facevano gli operai). Allora Tancredi chiese impaurito se anche lui avrebbe fatto quella fine, ma per fortuna lo Stregatto gli rispose:“Loro sono finiti a lavorare perché non hanno superato l’enigma che io gli proposi, e ora tocca a te risolverlo!”. A quel punto lo Stregatto enunciò l’enigma:

“COS’È CHE ARRIVA PRIMA IN TURCHIA E SECONDA IN ITALIA? Hai tre possibilità”. Tancredi rispose:

“La so, perché me l’aveva fatta un mio amico: la risposta è la T!” 

Lo Stregatto, stupito, si complimentò con lui e lo lasciò andare, schioccò le dita e Tancredi si ritrovò al campetto di calcio con gli amici. 

Il ragazzo pensò fosse tardi, ma in realtà era passato appena un minuto da quando era stato nel cespuglio per recuperare il pallone.

    1. 5

      1. Filippo Ferrarese, Fernando

Fernando era un commerciante che vendeva un po’ di tutto: aveva un mercatino. Non era neanche ricchissimo, però era ricco.

Un giorno andò al suo mercatino e c’era molta più gente del solito, tanto che non si vedeva quasi niente dalle bancarelle, per la folla che c’era. A un certo punto, non si sente bene e cade per terra svenuto. Più tardi scoprirà che in realtà gli avevano tirato una pietra in testa approfittando della grande confusione, e perciò aveva perso i sensi.

Lo presero e lo caricarono su un camion con la bocca coperta da un po’ di scotch e le manette ai polsi, perché non urlasse e non scappasse. Lo portarono in un posto stranissimo, tutto buio e una voce che non aveva mai sentito disse:

“Dimmi dove è il tuo oro, o morirai.”

Si accese una luce e il poveretto poté quindi vedere una specie di pistola che  avrebbe sparato se lui si fosse mosso. Qualcuno gli tolse poi lo scotch dalla bocca e le manette, e lui svelto scappò via senza pensarci. La pistola, infatti, era un giocattolo che non funzionava: lui la riconobbe perché ne vendeva di simili a volte.

Lo inseguirono a più non posso, ma nulla da fare: era troppo veloce. Allora presero un’auto, ma Fernando incontrò una pattuglia della polizia. Gli agenti lo fermarono insospettiti dalla sua fuga, e lui spiegò che stava scappando da due malviventi. Giunsero in breve anche loro, che avvistarono Fernando da solo mentre cercava di nascondersi, e così lo raggiunsero. Peccato però che fosse solo un’esca: in men che non si dica sbucarono fuori i poliziotti e mandarono in carcere i due ladri.

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      1. Matteo Ferrarese, Il drago del villaggio

Molto tempo fa, nei pressi di un villaggio, c’era un drago. Tutti gli abitanti erano terrorizzati da questa presenza, non perché fosse cattivo o avesse fatto male a qualcuno, ma per il suo aspetto mostruoso.

Nessuno gli si avvicinava e lui di questa situazione soffriva molto, perché si sentiva solo. Così, l'unico momento di svago era quello di svolazzare nella notte fiammeggiando qua e là.

Un giorno di una primavera inoltrata, in cui i raccolti erano già germogliati, arrivò un freddo inaspettato che rischiava di gelare tutti i raccolti. Quindi tutti gli abitanti del villaggio erano disperati, perché sapevano che avevano perso tutto.

Il quello stesso villaggio viveva un bambino di nome Mirco, che non solo non aveva paura del drago, ma ne era incuriosito. Molte volte si era recato presso la grotta in cui viveva per osservarlo di nascosto, infatti. Anche il drago era incuriosito da questo ragazzino che non aveva paura di lui, e addirittura sembrava essergli amico.

Così un giorno tutti e due presero coraggio e cominciarono dapprima a conoscersi, e poi divennero amici. Matteo però doveva sempre incontrarlo di nascosto, perché agli abitanti del villaggio era proibito avvicinarsi alla grotta del drago.

Con l’aumentare del freddo anomalo, ognuno cominciò ad accendere dei fuochi per cercare di riscaldare l’aria, ma i fuochi erano troppo pochi o non scaldavano abbastanza. Tutto sembrava perduto.

A questo punto, a Mirco venne una grandissima idea: di corsa andò dal suo amico drago per convincerlo a usare le sue potenti fiammate per riscaldare l’aria gelida e salvare i raccolti. E così fecero.

Il drago Berto, con in groppa Mirco svolazzò per tutte la notte gelida lanciando fiamme riscaldanti su tutti i raccolti, salvandoli dalla ghiacciata e diventando così l’eroe del villaggio. 

Una volta conosciuto il drago Berto, tutti volevano essergli amici, e lui era contentissimo e divenne il beniamino di tutto il villaggio. Ma rimase, però, l’amico speciale di Mirco, che volle essere sua amico prima ancora che avesse bisogno del suo aiuto.

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      1. Luigi Giuliato, Chi me l’ha fatta in testa?

Quando ero piccolo, mia mamma mi faceva divertire con questa storia che vorrei raccontare anche a voi.

Una sera, quando, come al solito, la piccola talpa mise fuori la testa fuori dalla tana per controllare se il sole se ne fosse andato, ecco cosa successe: sentì cadere qualcosa sulla sua testa. In quel momento stava respirando e sentì una puzza pazzesca, si toccò sulla testa e sprofondò, tirando fuori la mano capì che era cacca. Uscì dalla tana urlando: che schifo!!


Poi chiese a un coniglio se era stato lui, ma il coniglio gli rispose di no e gli fece vedere come la faceva lui, e la talpa capì che non poteva essere stato lui, perché lui la faceva a piccole palline.

Andò da un cavallo e gli chiese se era stato lui a fargliela in testa, ma lui rispose di no, perché lui la faceva a palline grosse.

Andò da un maiale e gli chiese se gliela aveva fatta lui in testa, ma anche lui gli rispose di no e che lui la faceva simile a un sasso.

La piccola talpa non si scoraggiò e andò da una mucca e disse:

”Ehi, mucca, me l’hai fatta tu in testa?”

La mucca anche lei rispose di no, perché lei la faceva molto più liquida.

Alla fine era un po' stanco di cercare, quindi trovo delle mosche e gli chiese se sapessero chi fosse stato a fargliela in testa. Loro, dopo aver ronzato un po' sulla sua testa, risposero che era stato un cane. 

Allora la talpa balzò in piedi e corse subito dall'unico cane che conosceva, gliela mise in testa e poi scappò nella sua tana fino alla sera dopo, quando uscì come al solito per controllare se il sole era andato via.

    1. 8

      1. Matteo Albumina, Rosalinda Delle Maremme

In un paesino delle campagne toscane, venne compiuto un atto di estrema crudeltà… Vennero imbrattati i capelli di Rosalinda Delle Maremme con della pece.

I tre sospettati erano:

  • Osbaldo (suo marito)

  • Luciano (il suo amante)

  • Giampiero (il suo secondo amante).

Vennero tutti e tre convocati davanti al duca di quel luogo. Il precitato duca diede tre bastoni uguali ai tre uomini, e disse: «I bastoni che vi ho appena dato sono magici: capiranno chi è stato a impiastricciare i capelli di Rosalinda. Domani mattina vi aspetto tutti qua con i vostri bastoni».

Tutti tornarono alle proprie abitazioni; Osbaldo (il colpevole) iniziò a tagliare una parte del bastone, in modo che dopo essere cresciuto sarebbe stato della stessa lunghezza rispetto al giorno precedente.

La mattina dopo tutti portarono i bastoni e iniziarono a confrontarli. Il duca notò che al bastone di Osbaldo mancava un pezzo e lo incolpò. Lui si giustificò dicendo che dopo aver scoperto che sua moglie lo tradiva voleva vendicarsi.

Gli fu mozzata la testa di netto.

    1. 9

      1. Tommaso Fugolo, Quella volta che diventai capo di Stato

Non ci credo, ma ce l’ho fatta: sono diventato capo di Stato. Lo sono diventato in un periodo un po’ difficile per tutto il mondo, ma mi impegnerò per portare avanti l’Italia. 

Il primo discorso si terrà domani e quindi me lo devo preparare per bene. Mi sono seduto sul mio tavolino ed ho iniziato a buttare giù qualche idea. 

È difficile, perché la pandemia non è passata del tutto e quindi bisognerebbe restare a casa, ma se le attività rimangono chiuse, le persone non guadagnano e non riescono a permettersi il cibo.

Dopo qualche ora, con l’aiuto dei miei collaboratori, sono riuscito a concludere il mio discorso. Non ho risolto tutti i problemi, ma era un buon inizio.


La mattina, poco prima del discorso, ero molto preoccupato e agitato. Quando mi chiamarono scrutai il palco e vidi che c’era un sacco di gente. Iniziai a parlare. 

“Buonasera a tutti. 

Purtroppo, stiamo vivendo un periodo non facile, mai vissuto prima.

Ci sono tanti problemi da risolvere, ma l’emergenza non è ancora passata e quindi per altri 15 giorni bisogna rimanere a casa. Le scuole rimarranno chiuse e non si potranno fare attività sportive di gruppo. Anche i negozi e le aziende non potranno aprire.

Passato questo periodo potremo iniziare a riaprire poco per volta: prima le aziende e poi gradualmente tutto il resto.

C’è il problema delle vacanze estive. Ad oggi non è prevista l’apertura dei centri estivi, ma vedremo di organizzare qualcosa per i più piccoli in modo che i genitori possano andare a lavorare.

Alla domanda: “Come si farà ad andare al mare questa estate?”, la soluzione potrebbe essere: organizzare delle zone dove i vacanzieri prima di soggiornare dovranno fare il tampone ed entrare solo se sono negativi.

Poi c’è il problema della scuola. Lo so che i ragazzi stanno bene a casa, ma devono continuare i programmi ed anche se si fanno le videolezioni, non c’è il contatto ed il legame con i professori. A settembre si potrebbero organizzare a settimane alterne: lezioni con metà classe alla volta e l’altra metà a seguire la stessa lezione da casa.

Le idee ci sono, ma adesso bisogna organizzarsi per metterle in pratica.

Tutti ci dobbiamo impegnare e confido nel buon senso delle persone per mantenere le distanze e non infettare i più deboli.”

Finito il mio discorso alcuni giornalisti erano soddisfatti, altri meno, ma del resto non si può accontentare tutti.

A questo punto dovevo rispondere alle domande. La prima era di una giornalista anziana in fondo alla sala, che mi chiese: “Ma come farà la gente che non lavora a permettersi il cibo?”.

Io risposi “Questa è una domanda difficile, ma ci saranno trasporti di cibo gratis o molto scontati direttamente a casa delle persone povere”. 

Ci fu un grande applauso che mi emozionò e mi diede forza.

Dopo qualche altra domanda scesi dal palco e me ne tornai a casa.

    1. 10

      1. Arianna Zambon, Dante e Boccaccio su TikTok

Dante e Boccaccio si ritrovano in quest'era dove il digitale si sta diffondendo in tutto il mondo: l'era del digitale, appunto. 

Dante sta sullo smartphone a girare un po' su Instagram, Facebook e Whatsapp e sta chattando con i suoi amici, come Guido Cavalcanti... 

All'improvviso lo chiama Boccaccio su Facetime, ma lui, non capendo bene i tasti, mette giù. Non capendo cosa fosse successo, continua a chattare con gli amici e lì, mentre chatta, lo chiama di nuovo Boccaccio, ma questa volta su Whatsapp, sulle videochiamate. Appena apre la videochiamata si rende conto che non ci sta capendo più nulla con questi cellulari. Pensando che Boccaccio capisca almeno qualcosa in più, inizia a chiedere dei consigli. Mentre Boccaccio cerca di fargli capire a che cosa servono i tastini con il microfono e con il volume, passa mezz'ora.

Dante, in quel preciso istante, chiede: 

“Ma se io premessi la fotocamera tu non mi vedresti più, giusto?” 

Boccaccio allora: 

“Sì ,è giusto, mentre se premi il microfono io non ti sentirei più”. 

“Ahhh, ora capisco tutto.” 

Iniziano a parlare di Instagram e scoprono che in Paradiso tutti hanno un cellulare!! Sorpresi, iniziano a parlare di come funziona. Dante, stupito che in Paradiso ci siano più funzioni rispetto alla Terra, decide di provarle tutte con calma sotto la supervisione di Boccaccio. Impaurito dagli effetti come il diavolo o il fuoco, Dante inizia ad arrabbiarsi lanciando il cellulare. 

Volando per tutto il Paradiso e cercandolo, Boccaccio alla fine lo vede da lontano, e lo ferma dicendogli: “Lo possiamo trovare in un altro modo. Ti chiamo, così lo rintracciamo più velocemente.” 

“Ottima idea”, disse Dante. 

Una volta raggiuntolo, inizia a discutere con Boccaccio su quanto sia evoluta questa tecnologia e su quanto sia divertente usare il cellulare. 

“Ma che cosa strana, è tutto viola!!! Non riesco a vedere la mia stupenda faccia!!” 

“Dante, stai calmo, è solo un effetto di Instagram!!” 

“Ahh... Boccaccio, ma è normale?” 

“Sì. Certo che non capisci proprio nulla!!” 

“Ma scusa, che cos'è TikTok?? Sembra divertente, tutti ballano, c'è anche il mio amico più giovane di me, Leonardo Da Vinci.” 

“Hai ragione...! Certo che è proprio divertente :)”. 

“Boccaccio, che cosa ne pensi di fare un video insieme? Però prima mi crei un account? Non ne sono capace!” 

“OK, ci penso io.” 

“Boccaccio, che video vuoi fare?” 

“Guarda, Dante, facciamo un video con delle mosse molto semplici?” 

“Ok, questo mi sembra molto semplice!” 

“Quali mosse dobbiamo fare?” 

“Semplicemente ballare come siamo capaci ;)”. 

“Tutto qui? Dante, sinceramente pensavo che fosse più difficile vedendo le persone sulla Terra!!!” 

“Boccaccio, certo che hai proprio ragione, allora perché non ne facciamo uno come i loro?” 

“Dante, ma sei pazzo??!!! Già è difficile ballare, figurati come loro!!! Poi è impossibile fare il WHOAH!!!” 

“Boccaccio, ma che cos'è??” 

“È  un gesto che  si fa alzando una mano, mentre l'altra si abbassa e poi tiri giù velocemente il braccio, mentre l'altro lo si alza all'altezza delle costole.” 

“Non sembra così difficile, aspetta che ci provo.” 

“È  un gesto molto semplice da fare, ma farlo a ritmo della musica è un po' impossibile.” 

Cercarono di fare un TikTok con il whoah, ma si ritrovarono dopo circa due ore ad non aver concluso niente. Il TikTok si svolgeva in un luogo pieno di nuvole, al posto del pavimento c'erano delle soffici nuvolette, le pareti non esistevano, ma solo tante nuvole che avvolgevano il Paradiso, come delle ali. Allora Dante disse:

“Ma certo che il luogo è proprio perfetto!! Non vedo l'ora di pubblicarlo!!” 

“Ma sei sicuro?! Non lo abbiamo fatto proprio bene, non è a ritmo con la musica!” 

“Boccaccio, fidati di me, avrà un successone!!” 

Boccaccio dentro di sé intanto pensava: “Contaci... UN SUCCESSONE!!!” Sapeva già che era stata un’enorme perdita di tempo... Allora chiese a Dante:

“Che cosa ne pensi di postare delle foto su Instagram??!!”  

Dante su Instagram ha tipo 20 milioni di seguaci, tipo una Chiara Ferragni del momento, ma in Paradiso tutti questi seguaci stavano aumentando ogni giorno di più. Solo dopo una settimana di tempo da 20 milioni è arrivato a 35 milioni!!!! Sorpreso del traguardo, decise di postare il suo 1200esimo post. Felicissimo della proposta di Boccaccio, inizia a riflettere e a pensare il luogo dove faranno la foto. Dal nulla gli è venuta un’idea: 

“Cosa pensi se la foto la facessimo con un cane?” 

“Bah, troppo classico, ci vuole qualcosa di più esplosivo!!!” 

“Allora facciamo un post con delle foto che ci rappresentino davvero!.” 

“Va bene!” 

Allora presero in mano la fotocamera, ultra mega tecnologica, e iniziarono a scattare delle foto qua e là durante la loro vita quotidiana. Boccaccio decise di postare tutte le foto. Dante, però, si accorse e fece:

“MA CHE STAI FACENDO?!!!!” - stappandogli la fotocamera dalle mani. 

E lui:

“Posto tutte le nostre foto scattate oggi...” 

“NOOOO, devi prima selezionare quelle migliori, altrimenti poi dobbiamo fare troppi post e diventa noioso! Può tenere solo 30 foto un post, noi ne abbiamo scattate tipo 100!!! Seleziona quelle che ti piacciono di più.” 

“Ok, allora... Questa sì, questa no, no, no, sì, no, sì, no, sembro un cane in questa!!” 

“Boccaccio, alla fine hai deciso delle foto? Io le ho già scelte! Possiamo postarle?” 

“Ok, Dante, ora le postiamo, con calma.” 

“Intanto si è fatta sera, possiamo andare a riposare e domani mattina rispondiamo ad alcuni commenti. Devi riposare, Boccaccio, hai delle borse e delle occhiaie che ti toccano i piedi!!!” 

“Ottima idea: con questa tecnologia, rimango sveglio fino a tardi!” 

“A domani, Boccaccio.” 

“A domani, Dante.”

  1. Esperienze mistiche del 2020

Google non sa proprio tutto, ma Dio sì

Per un errore informatico, non si sa come, ma per poche ore il sito Google ha qualche cosa di strano… Al posto di Google spunta adesso God (=Dio)! Qualsiasi domanda posta arriva direttamente a Dio!! Racconta tutto quello che gli chiedi, cosa ti risponde, la tua incredibile avventura. Usa il discorso diretto (usando il – oppure le “v”).

Prof.ssa G. Indorato

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      1. Samuele Fucile, Chiedilo a God!

Ancora un altro giorno a casa, uffa… Ed è già ora dei compiti. 

Allora, devo andare su Nuvola. Ok, compiti assegnati... Ok, fatto. Ma... Che è successo?? Mi ha buttato fuori da Google! La scritta è cambiata, è diventata God: vuol dire “Dio”!

Che figo! Quindi se scrivo tipo... Ehm... “Foto del paradiso”… Wow, che belle foto! 

«Ciao, Samuele», mi scrive Dio.

«Chi chi ha parlato?»

«Sono Dio.» 

«Cos... Cosa c'è?» 

«Chiedimi qualcosa.» 

«Ok, ok... Ehm... Come posso guardare Saw. L'enigmista senza pagare?» 

«Vai al cinema col telefono ed entra su God, così posso dirgli di farti entrare!» 

«Grazie!»

Il giorno dopo a scuola racconto tutto.

«Raga, non ci crederete mai... Google non è più lui adesso: si chiama God e se gli chiedi qualcosa risponde subito!», dico ai miei amici.

«Che burro! Ahahah...» mi fa Tommi.

«Che figata, però io ho Safari, perché sono stupido ed ho l'Apple che fa schifo!» brontola Alessandro.

«Lo so, Ale» gli dico, rassegnato. Poi aggiungo:  «Sentite, siete pronti?» 

«Sì!!» urla entusiasta Tommi.

«Dio, come posso prendere 10?» scrivo, su suggerimenti degli altri.

«Potresti studiare, ma ti consiglio di farti un foglietto!» mi risponde Dio.

«Davvero!!?» scrivo estasiato.

«Noo!! Scherzo...» mi risponde subito, purtroppo.

Beh, insomma, sarebbe bello avere Dio che ti da consigli... ma non tutti i sogni diventano realtà…!

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    1. Easin Rahman, Per un errore informatico

Io per svegliarmi metto la suoneria della sveglia alle 8 e funziona sempre. Come ogni giorno, anche quella volta mi sveglio alle 8, faccio colazione, mi lavo i denti e prendo il mio telefono.

A quel punto mi metto a fare video su TikTok. Dopo una decina di minuti chiedo a Google:

“Ehi, Google, come posso migliorare su TikTok?”

Mi risponde:

“Non so come aiutarti, mi dispiace”.

Va bene, penso, e inizio a giocare a Fifa 2020 sulla Playstation. Un po’ annoiato, decido di rivolgermi ancora a Google.

“Ehi, Google, lo sai quanti anni ho?”

“Hai 13 anni.”

“E tu come lo sai? È impossibile che tu sappia”, rispondo.

“Io so tutto”.

“Se sai tutto, mi dici quando finirà il Coronavirus?”

“Finirà presto se tutti resteranno a casa, e si laveranno sempre le mani”.

“Sei sicuro?”

“Sì, al 100%”.

“Non ti credo. Cosa sei, Dio?” chiedo allora, scherzando.

“Sì, io sono Dio”, mi risponde.

“Se sei Dio, mi dici quando morirò io?”

“Sì, morirai il 16/03/2067”.

“Se non muoio quel giorno finirà male…”

“Si vedrà.”

“Ti faccio un’altra domanda.”

“Ok.”

“Da chi sei nato?”

“Io non sono nato da nessuno”.

“Mangi qualcosa?”

“No, io non mangio niente”.

“E dormi?”

“No, io non dormo mai.”

“Se non mangi e non dormi, allora cosa fai?”

“Io proteggo la Terra e tutti gli altri pianeti e offro da mangiare alle creature. Voi però dovete aiutare le persone che non hanno da mangiare.”

    1. 3

      1. Kris Kociaj, Delle ore mitiche

Era domenica mattina, e dopo aver fatto colazione, decisi di passare un po’ di tempo sul computer. Avevo intenzione di scaricarmi un gioco, quindi andai su... “God?!?!” 

Al posto della classica scritta “Google”, era venuta fuori la scritta “God”, che in inglese significa “Dio”! All'inizio pensavo che la scritta fosse semplicemente buggata, come la scritta di un gioco che un giorno al posto di risultare Minecraft, divenne Mincecraft; però, visto che era spuntato Dio, decisi di lasciare da parte il gioco, e mi venne voglia di cercare su internet qualche informazione riguardante la religione.

Quindi la mia prima domanda fu: “Esiste il paradiso?”. Dopo che schiacciai il tasto “invio” del computer, invece che mandarmi in qualche sito, il PC mi indirizzò su una schermata tutta bianca e luminosa, e iniziarono a comparire delle scritte, dove si leggeva: 

“Se ti comporterai bene, lo vedrai con i tuoi occhi”. 

Io rimasi stupefatto da quella risposta, e pensai che effettivamente a ricevere le domande fosse Dio in persona. Però volevo esserne sicuro, quindi feci una domanda che mi avrebbe fatto capire tutto... La mia domanda fu: 

“Esiste Dio?” 

E subito venne fuori questa risposta: 

“Se Dio non esistesse, allora ora non ti starebbe rispondendo nessuno”. Io rimasi a bocca aperta, stavo parlando con Dio!!! Quindi dopo posi quest’altra domanda: 

“Il Paradiso, il Purgatorio e l'Inferno sono come quelli descritti nella Divina Commedia di Dante Alighieri?” 

E Dio rispose: 

“No, qua non facciamo distinzione tra le persone; ad esempio, se due persone vanno all'Inferno perché uno era un assassino e l'altro era un bestemmiatore, avranno le stesse pene”. 

Ero molto emozionato, e poi la prossima domanda successiva la posi perché in quei giorni stavo vedendo un programma che mi interessava molto, ovvero Il Boss del Paranormal; io credevo a quelle cose, soprattutto ai fantasmi, perché, se esiste Dio, allora esisteranno anche gli spiriti, ma io gli chiesi: 

“Esistono i mostri, o gli spiriti malvagi dei Creppypasta?” 

E lui rispose: 

“Sì, esistono, però non devi pensare ai mostri dei film che spaventano e uccidono, bensì ai mostri che vagano per le foreste.” Poi continuò “Esistono anche i fantasmi malvagi del Diavolo, ma non quelli delle storielle che si raccontano i giovani solo per spaventarsi”. 

Io ero molto emozionato, quasi pensavo di essere in un sogno, quindi mi diedi un pizzicotto e cacciai un urlo: quindi, non era un sogno. Feci altre domande, come “Qual è il senso della vita?” e rimasi lì fino alle 11.34, quando decisi di chiamare i miei genitori. Loro vennero, e nel mentre che stavo scrivendo un’altra domanda, il computer decise di crashare. Non vi dico che faccia che feci... 

Riavviai il computer, andai su Internet e non c'era più God, ma era tornato Google... Da una parte ero triste perché avrei voluto far fare delle domande ai miei genitori, ma dall'altra ero felicissimo! 

Cioè, pensiamoci un' attimo: da 1 a 1000, quante possibilità ci sono di parlare con Dio? 0,00001%. Beh, quel 0,00001% l'ho beccato io (e tutte le persone che in quel momento stavano navigando su God).

    1. 4

      1. Emma Bigolin, Conversazione con God

È da circa mezz’ora che sto cercando di usare Google, ma per qualche strano motivo al posto della solita scritta “Google” appare la scritta “God”…Ed io non capisco: perché?! Sto letteralmente impazzendo!!!

Visto che aprendo e chiudendo l’app non succede niente, provo a cercare qualcosa: digito “ciao” sulla tastiera e premo il tasto “cerca”; qualche secondo dopo sullo schermo appare la scritta -ciao anche a te, Emma.-; cado dalla sedia e mi metto ad urlare correndo per tutta la stanza, non so che fare…Rispondo o non rispondo?…Forse è meglio non rispondere…Nah, io rispondo lo stesso. Scrivo -chi sei ?- e poco dopo appare un’ altra scritta: 

“Sono tuo padre, Emma”

“In che senso?- rispondo io 

“Io sono Dio, Emma”

Che cosa?!Ho letto bene, vero? Sto veramente parlando con Dio?!!! OK, calma Emma, stai solamente parlando con DIO, colui che ha creato la Terra, la Terra in cui vivi, devi calmarti, va tutto bene. 

“Quindi tu sei Dio, voglio dire il VERO DIO!-”

“Sì, Emma, sono io”

“Ho un sacco di domande da farti, tipo: quanti anni hai? Il paradiso è veramente sulle nuvole come nei quadri? Oh! E com’è fatto l’inferno, ci sei mai stato?...”

“Frena l’ entusiasmo, Emma, una domanda alla volta; comunque, il paradiso è sulle nuvole, ma non può essere visto a occhio nudo e non so di preciso com’è l’inferno, non ci sono mai stato, dovresti chiedere a Lucifero; in quanto all‘età, io ho milioni di miliardi di anni, perfino io ho perso il conto”.

Ho parlato con Dio senza neanche accorgermi che era quasi ora di cena. Ad un certo punto sono dovuta andare in bagno, ma quando sono tornata era riapparsa la scritta Google e tutta la conversazione era sparita.

Questa è stata un’avventura strana ma bella e di certo non la dimenticherò mai.

  1. Dal mondo animale

Storie di cani e gatti

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    1. Nicola Capello, Oggi sono Thor

Ciao a tutti, mi chiamo Thor, sono uno splendido Golden Retriver di cinque anni, ho un pelo morbido e biondo, non puzzo da cadavere come Romeo (poi vi spiegherò…) e sono estremamente atletico e simpatico.

Stamattina mi sono svegliato presto come al solito e, dopo una rapida pipì, sono andato ad annusare il caro e vecchio Romeo. E qui mi devo fermare un attimo nella mia narrazione, glielo devo.

Romeo è arrivato molti anni prima di me, è sempre stato un morbido pigrone e da subito siamo diventati amici, anche se ormai sono io che comando, dato che lui comincia a perdere colpi, a farsela addosso, a non vedere né sentire praticamente più nulla ed è un gran brontolone, soprattutto quando ha fame! Ma torniamo a noi…

Come stavo dicendo, questa mattina ho subito provato a convincerlo a giocare con me, ma credo che fosse ancora troppo stanco per reagire: in effetti a 108,5 anni umani (equivalenti, a quel che dicono, a 15 anni e mezzo canini) ci mette un po’ a carburare! Non mi risponde mai, è sempre fermo immobile a fissare il carpino sotto il quale poi si distende e ogni volta che lo fa penso che sia morto, perché quando si siede lì sotto non si alza fino al giorno dopo e solo se sollecitato dal cibo. Però devo ammettere che d’inverno è una copertina preziosa e non so davvero come farei senza di lui!

Nel resto della mattinata ho abbaiato chiedendo di giocare agli umani che continuano a passare davanti al mio cancello. Non capisco perché ultimamente ce ne siano così tanti a spasso e tutti con una strana cosa sul muso! Ancor più scatenati di me sono i miei vicini, Bodry e Luca, che trascorrono tutto il giorno a correre tra il cancello davanti e quello sul retro per spaventare tutti quanti. Non sono mai riuscito a fare amicizia con Bodry, non mi è simpatico perché ringhia sempre alla mia padroncina Sofia e anche se gli dico di smetterla, lui sostiene che deve proteggere il suo territorio. Luca, invece, è molto gentile e spesso gioco con lui, anche se poi arriva Bodry a rovinare tutto.

Finalmente i miei padroni hanno aperto i balconi: ho fame, ho tanta fame… Speriamo che mi diano le mie crocchette preferite… Sì, eccole, che buone, me le ha date il mio padroncino Nicola! L’altro giorno mi ha sgridato perché ho mangiato i tubi di liquirizia che bagnano i fiori, però so che mi vuole bene. Oh! Aspettate..! La mia amica lucertola! Aspetta, lucertola, giochiamo insieme, ora la prendo, oops! Sono andato sui fiori della mia padrona, Elsa, mi avevano detto di non farlo, oh vabbè, speriamo che non se ne accorgano! Uffa, sono stanco, ma non mi fanno entrare dentro casa, lì c’è il mio tappeto preferito, è comodissimo… Aspetta, quella porta è aperta, meglio entrare di nascosto, i miei padroni non mi vogliono dentro casa. Ok, sono entrato, il tappeto era di sopra o di sotto? Mi pare di sopra, ora vado su per le scale, poi a destra e poi a sinistra, ecco, dovrebbe essere lì… Oh no, questo è il bagno! Ma cos’è quella cosa bianca? La voglio toccare, è un po’ viscida, ma ha un buon odore, il sapore però non è granché… oops! Ci sono scivolato sopra e ora sono dentro ad una scatola di vetro! Come si esce? Forse con quella maniglia, ehi, perché la maniglia fa uscire acqua, meglio spegnerla, come si fa? Forse girandola, oh no, bruciaaaa!!! La giro ancora, forse si spegne, noooo! È diventata gelata, mi viene da piangere, ho fatto un pasticcio, forse piangendo i padroni mi sentiranno e mi tireranno fuori da qui! Eccoli! Stanno arrivando! Per fortuna mi hanno tirato fuori dalla scatola di vetro, mi hanno asciugato e mi hanno riportato in giardino: mi ero aspettato una ramanzina, ma tutti ridevano, effettivamente ero molto buffo tutto bagnato!

In giardino la mia padroncina Sofia ha riempito di cose interessanti un vecchio pulmino, ha staccato le sedie e ne ha fatto il suo fortino, lo chiama “quartier generale col punto esclamativo”. È molto gentile con me, con un balzo le sono accanto. All’inizio mi stavo divertendo perché Sofia giocava con me, ma dopo un po’ la mamma l’ha chiamata dicendole che doveva fare non so cosa per scuola, allora lei con le mani scriveva e con i piedi mi accarezzava il pancino, stavo benissimo, ero disteso in una posizione comodissima, le palpebre sono diventate pesanti e poi… Non ricordo più nulla.

Appena mi sono svegliato sono subito uscito a sgranchirmi le zampe. Proprio in quel momento ho visto la gatta della mia padroncina in lontananza, Grigis, le sono subito corso incontro per giocare, ma, come sempre, lei non ne aveva voglia: sostiene che i gatti non vanno d’accordo con i cani e che quindi noi due non possiamo giocare insieme. Probabilmente oggi era molto arrabbiata con me, ha rizzato il pelo e mi ha graffiato il naso, mi faceva molto male e ho pianto correndo in giro per il giardino. Il dolore mi è passato solo quando ho visto una cosa strana, una specie di corda con i buchi attorno ad un tappeto. Incuriosito ci sono salito e ho spiccato un balzetto per l’emozione, solo che sono subito volato altissimo. Era molto divertente, allora ho provato a saltare ancora più in alto e più in alto ancora… Al quinto salto circa ho preso molta paura e, preso dall’angoscia, mi sono aggrappato alla rete, la quale non ha retto il mio peso, si è strappata e mi ha fatto cadere sul tappeto elastico che si è strappato a sua volta… Avevo distrutto tutto! Proprio in quel momento sono usciti i miei padroni… Nicola è scoppiato in lacrime e il papà Gianluca mi ha sgridato e mi ha mandato via, cosa ho combinato! Da dietro un angolo, però, ho sentito che papà Gianluca tranquillizzava il mio padroncino, che per fortuna si è calmato.

Dopo poco era tutto come prima! Il mio padroncino mi ha fatto una carezza sulla testa e l’ho seguito fino alla mia ciotola, con molta calma e un po’ di incertezza nell’incedere è arrivato anche Romeone e con la pancia piena ci siamo concessi un po’ di riposo sotto il carpino, vicini vicini.

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      1. Tommaso Fugolo, Strani questi umani

Mi sono svegliato come al solito sulla mia cuccia coperto da una specie di telo che la mia padrona mi mette sempre sopra da quando sono arrivato. 

Vivo in una casa abbastanza piccola, ma mi piace così. Io amo giocare con i bastoncini e fare le nuotate al mare. Nella stanza dove la mia padrona dorme c’è una cosa strana dove credo di vedere un animale simile a me, o forse sono io, perché proprio ci assomigliamo e fa le mie stesse mosse. Sono nero e marroncino e ho il pelo lungo: sono molto bello.
Quando mi sveglio vado subito a baciare la mia padrona, le voglio un sacco di bene anche se ha dei modi molto strani, come ad esempio strusciare la sua zampa sulla mia schiena o anche mangiare delle enormi foglie verdi oppure strozzarmi con quella corda infernale che mi lega al collo quando andiamo fuori casa.
Dopo colazione la mia padrona mi porta a fare una passeggiata e per fortuna, altrimenti non riuscirei a tenere i miei bisogni, ma so che lo devo fare, altrimenti lei si arrabbia un sacco e mi picchia. 

Appena usciti, annuso in lontananza un bellissimo albero che qualcun altro ha già marchiato. Lo raggiungo tirando come un tiranno la mia padrona e lo marchio istantaneamente. Successivamente, dopo aver marchiato altri bei posti, andiamo in un parco con tanti altri animali simili a me. Inizio subito a giocare con la mia padrona: lancia e riporto un bastoncino che ho trovato per terra. Ad un certo punto si avvicina un cane della mia razza che guarda malissimo la mia padrona, quindi io inizio ad urlargli frasi cattive e anche lui a seguire. La mia padrona mi ferma come al solito, lei non capisce che lo faccio solo per proteggerla. 

Arrivati a casa è ora del bagnetto, non mi piace per niente farlo anche se mi piace l’acqua, perché la mia padrona usa degli attrezzi fatti di legno con delle punte per tirare il pelo che fanno malissimo. Finita la sofferenza del bagnetto ho molta fame e mi sono fatto capire abbaiando e guardando le mie crocchette preferite. Lei lo ha capito subito e come al solito, dopo avermi dato un grosso bacione, mi porge la mia porzione. 

Mi dà sempre tanto da mangiare, ma puntualmente le cose buone me le dà solo quando finisco le crocchette salutari. Infatti, il momento più bello della giornata è sempre quando la mia padrona finisce di mangiare e mi dà i suoi avanzi da rosicchiare e sono buonissimi. 

Quando la mia padrona si sta per sedere nella sua cuccia io le vado sempre vicino e le do i baci, lei mi fa le coccole e quando si addormenta vado a dormire anch’io, non con lei, ma nella mia cuccia vicino alla sua.

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      1. Isabel Benetton, Luna per un giorno

Qualche mese fa è successa una cosa fantastica, ma anche un pochino paranormale!

Ero tranquilla in camera mia quando la mia cagnolina Luna si lamentava fissando la porta , quindi io decisi di portarla a fare una passeggiata; le misi il guinzaglio e andammo a camminare. 

Mentre scendevo le scale, sono accidentalmente caduta, e quando mi risvegliai ero molto, molto più bassa del solito quindi decisi di andare a chiamare mia mamma che era in terrazzo, mi dissi:

"Ok, la porta è a pochi metri da me: ce la posso fare." 

Mi avvicinai, feci per uscire e...:

"Ahhh, che male! Che roba è? Una specie di barriera invisibile?" 

Dopo pochi minuti mia madre rientrò e quindi io le spiegai cos'era successo e lei sapete cos'ha fatto?... Mi ha dato le crocchette di Luna! E mentre me le versava nella ciotola mi diceva:

"Sì, Luna, ora ti do le crocchette, lo so che hai fame ma non serve che abbai". 

Io ero letteralmente basita, ero diventata un cane! Ma la vera domanda era:

"Se io ho preso il posto di Luna, Luna ora è me ?" A questa domanda non c'è mai stata una riposta, perché Luna, cioè me, non si è mai vista quel giorno!

 Ad un certo punto c'era una farfalla che volava e io cercavo di prenderla, pensando:

"Cavolo, sono troppo bassa! Se salto faccio troppa fatica (anche perché sono alta trenta centimetri) e se non faccio niente è brutto!" Decisi di saltare, ma... Appena saltai caddi a terra e sbattei la testa sul pavimento. Credo di essere svenuta per qualche minuto e appena mi risvegliai ero in carne ed ossa Isabel! 

Mi è piaciuto essere un cane, anzi per niente... Però ora ho capito il motivo per cui Luna chiede sempre il cibo normale e non vuole mangiare le crocchette... Le crocchette fanno vomitare!

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      1. Lucrezia Beraldo, I pensieri di Sephora

Ciao a tutti! Io sono Sephora, una cagnolina di due anni, nata ad Atlanta e cresciuta in Italia. 

Il colore del mio pelo è nero sfocato, con occhi azzurri come l'acqua delle Maldive; sono una meticcia pelosona. 

Sono cresciuta in una famiglia super divertente e non vengo considerata come una cagnolina qualunque, ma come un loro membro. Essa è composta da due bambini (Cole e Logan), due ragazzi (Rebeka e Edward) ed infine la mamma e il papà (Hanna e Toby).

Io amo tantissimo tutti i miei padroni, però quando fanno certe cose mi fanno sentire presa in giro, tipo quando loro ridono di me, perché mi fa paura quella cosa strana che fa aria che chiamano asciuga capelli!

Ogni mattina mi sveglio per prima e corro a svegliare la mia mamma e il mio papà, che mi accolgono nel lettone e mi fanno tante coccole.

Poco dopo abbaio perché ho fame e faccio scendere tutti dal letto per fare colazione, loro mi danno sempre i soliti biscottini da cane, molto buoni, ma io faccio sempre gli occhi dolci per avere quello che mangiano loro. Arriva finalmente il momento passeggiatina; purtroppo alla mattina non so dove vadano tutti, ma sono impegnatissimi e quindi il mio giretto dura poco e quando torno metà della famiglia è già sparita. 

Passo un po' di ore da sola, gioco con tante cose perché Cole e Logan mi comprano tanti giochini di gomma che assomigliano agli animali veri, ma suonano e a me fanno impazzire. Salto sul quel coso lungo, dove alla sera la mia famiglia si stende a guardare la scatola nera grande che cambia colori, mi pare si chiami televisore. A volte scavo  sul coso lungo e li faccio infuriare perché dicono che rompo tutto. 

Il momento più bello è alla sera, quando sono tutti a casa e fanno a gara per tenermi in braccio, io scappo per farmi prendere e mi diverto tantissimo. Alla sera, poi, mangiamo tutti assieme e il papà mi passa sotto il tavolo le cose proibite, che buone che sono, però la mamma urla che poi sto male e così nessuno mi da più niente.

Infine arriva il momento passeggiata, a volte col papà e a volte con Edward, stiamo fuori tantissimo e incontro tanti amici cani, corro, salto, annuso, me li sbaciucchio e sono pronta per andare a dormire.

Ah che bella vita che faccio, piena di amore e gioia, cibo e coccole, cosa posso volere di più? #vita da cani#

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      1. Beatrice Conti, Una piccola gattina

In una piccola casa in centro città c’è una gatta molto imbranata che ama molto i suoi padroni, però qualche volta li odia. Ha un anno, ha della chiazze di color marrone e arancione e degli occhi verdi. 

Mamma mia, questi umani sono sempre a casa in questi giorni, perché non escono un po’? Mi stanno sempre sopra, per poco non respiravo. Solo perché non sanno cosa fare non vuol dire che si devono buttare su di me, poi mi vengono a rompere le scatole mentre dormo. Però devo ammettere che mi trattano molto bene, mi danno da mangiare, mi spazzolano, mi fanno le coccole…

Ecco, un'altra cosa che odio in una maniera indescrivibile è quando mi mettono in una sotto specie di oggetto ovale e poi girano una maniglia e cade qualcosa sopra di me. Questa cosa mi da fastidio in una maniera insopportabile, una volta ho anche provato a scappare, però per poco non ce l’ho fatta. 

A volte mangiano uno strano alimento che ha un profumo strepitoso, tutte le volte che lo mangiano cerco in tutti i modi di assaggiarlo, però ogni tentativo va in fumo. Solo la più piccola dei miei padroni quando ha finito di prenderlo in mano mi fa leccare le sue mani*. Lei sì che è un brava padrona. Poi si mettono a fissare una scatola che proietta delle persone con dei suoni strani. Dopo spengono questa scatola e vanno a letto. Io non voglio mai che loro vadano a letto, perché io voglio sempre giocare. Invece loro vanno a letto, però per fortuna lasciano la porta aperta, così io posso entrare e dormire sui loro letti. Amo tantissimo questa famiglia e gli voglio un mondo di bene. 

* è il prosciutto

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      1. Marta Mungai, Cane Cico e il Coronavirus

Cico era un cagnolino speciale perché sapeva parlare, ma, per mantenere il segreto, parlava sono quando la famiglia De Rossi non era in casa.

La sua routine era stare nel giardino ad osservare l’orizzonte e la natura che lo circondava, mettendo tra i denti una ciabatta o una vecchia pallina.

Una sera, mentre stava sulle ginocchia del signor De Rossi, vide al TG1 un servizio dove si raccontava di un virus arrivato in Italia dalla Cina. Il virus colpiva velocemente molte persone e per questo era severamente vietato uscire di casa. In molti avevano dovuto chiudere le attività e ci si poteva muovere solo per necessità con delle strane cose che coprivano naso e bocca, tipo museruole.

Il cane era preoccupato. Se la famiglia De Rossi fosse rimasta a casa a lungo lui non sarebbe riuscito a mantenere il suo grande segreto.

Dopo tre settimane, il cagnolino, vista la difficile situazione in casa, decise di iniziare a parlare.

Una sera, mentre erano tutti seduti sul divano, il cane disse:

-Buonasera-

La famiglia prese uno spavento e Cico disse: 

- Sono io, Cico, so parlare –

Il signor De Rossi disse: 

-Ma come, sai parlare? Come fai? - 

  • Eh, ho un dono! Ma cosa sta succedendo che siete tutti a casa da un sacco di giorni? Cos’è questo Coronavirus? –

- Cico, hai una dote straordinaria! – Continuò il signor De Rossi - Comunque siamo a casa perché il virus è una malattia pericolosa che uccide le persone, soprattutto gli anziani -.

- Ah, uccide solo le persone? Ma voi, di che specie siete? – chiese Cico.

- Siamo homo sapiens!- rispose in coro tutta la famiglia De Rossi. 

- Beh, se siete tanto intelligenti, perché distruggete la nostra casa? Pensate di essere gli unici sul pianeta? Tagliate gli alberi, buttate i rifiuti dappertutto, sporcate ciò che vi circonda! Vergognatevi! Se continuate a pestare la coda alla Terra, sappiate che prima o poi morde! La natura è più forte di voi! Potrete star bene solo quando avrete rispetto per la natura e gli animali.- disse con aria molto seria il cagnolino.

Il signor De Rossi si meravigliò dell’intelligenza di Cico.

Le bambine esclamarono in coro: 

- Cico, noi vogliamo bene agli animali!-.

  • Lo so - disse Cico - allora chiedete anche ai vostri genitori di essere più attenti. -

Così le bambine assieme ai loro genitori fecero una promessa. Si impegnarono con piccoli gesti a migliorare le loro abitudini ed essere più rispettosi dell’ambiente e di quelli che ci abitano, comprese le persone.

Lo raccontarono a tutti i loro amici e li invitarono a fare lo stesso. 

Avevano compreso, grazie a Cico, il segreto per evitare altre catastrofi, perché noi e gli animali abbiamo un unico ambiente dove stare e dobbiamo averne cura.

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    1. Giorgia Agnoletto, Una nuova famiglia

Sembrava una giornata come tutte le altre, invece d’improvviso la porta arrugginita del recinto si apre e mi avvicina un uomo che non avevo mai visto… non sapevo cosa volesse, poi ho capito che era arrivato il momento. Stavo per avere una famiglia…

Mi prende in braccio e ci dirigiamo verso un auto. Apre la portiera e mi adagia sulle gambe di un bambino… Dopo un breve  tragitto arriviamo in quella che sarebbe diventata la mia nuova casa. Era enorme, e altrettanto il giardino, ricoperto di fiori. 

Comincio a pensare a quante corse e rotolate avrei potuto fare tra quei fiori, ma comincio anche a pensare a come mi avrebbero trattato i miei nuovi padroni… Gli piacerò come sono? Con un pelo color marrone scuro e degli occhioni del colore misto tra il verde e il marrone… Chissà, magari preferiscono il pelo chiaro… Sono molto giocherellone, magari a loro piacciono i cani sempre tranquilli… In fondo sono stata scelta tra tanti: se mi hanno scelto, credo di piacere a loro così come sono.

Non faccio in tempo a finire i miei pensieri, che la porta della casa si apre e appare una donna che sembra contenta di vedermi, mi prende e mi accarezza… Penso: “Sono stata fortunata: qui si prenderanno cura di me.”

Diciamo che ho subito preso confidenza. Tutto era come immaginavo: fantastico! Si prendono cura di me ogni giorno, mi danno da mangiare, mi portano a fare i miei bisogni, e poi che divertimento rotolarsi sull’erba di quel giardino enorme, di cui mi ero innamorata fin dal primo momento!

Penso spesso se anche i miei compagni con cui ho passato tanto tempo in quel canile sono stati fortunati come me, e se li rivedrò. Ora però sono qui, in questa casa meravigliosa, perfetta per me, e con delle persone alle quali sarò sempre grata.

Mentre me ne sto accucciata a pensare sul mio tappetino, sento qualcuno che si avvicina. Sì!! È ora di mangiare! Cosa mi avranno portato? Mmh, delle crocchette, le mie preferite…! 

Sì, sono stata proprio fortunata.


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